Incendi in casa: cause e prevenzione

Gli incendi in casa in Italia sono aumentati notevolmente negli ultimi anni e le cause sono le più disparate.

Sono gravi e frequenti anche le conseguenze e i danni che ne derivano. 

Non è facile fermare il fuoco quando purtroppo l’incendio in casa è già in atto, per questo è molto importante fare prevenzione. 

Per fare prevenzione è importante conoscere le cause principali degli inneschi. Vediamole quindi insieme.

Le principali cause di innesco degli incendi in casa

Partiamo da una premessa importante, gli incendi in casa non capitano solo a chi è incosciente o negligente da trascurare i rischi legati ad alcuni comportamenti.

In realtà le due cause principali sono la distrazione e la non conoscenza di cosa può creare o aumentare l’accendersi di una fiamma nella propria abitazione.

Più in generale andiamo ad individuare le principali situazioni da cui possono avere origine gli incendi:

  • – presenza di oggetti infiammabili troppo vicino a fonti di calore o fiamme libere;
  • Manutenzione circuito elettrico– corto circuito di elettrodomestici, hi-fi, o altri impianti alimentati ad elettricità;
  • – corto circuito di alcuni elementi dell’impianto elettrico dell’appartamento;
  • – malfunzionamento di stufe, caldaie, caminetti, o altri impianti generatori di calore;
  • – mozziconi di sigaretta, propagazione di fiamme dai fornelli della cucina, diffusione di faville dal caminetto e dal barbecue e altri comportamenti poco attenti in presenza di fuochi accesi.

 Si tratta di situazioni sfortunate ma che purtroppo non sono poi cosi’ distanti da essere irrealizzabili.

Ci teniamo a sottolineare che nella maggior parte dei casi è possibile evitare gli incendi domestici, utilizzando maggiore accortezza e consapevolezza.

Incendi domestici e prevenzione

Una volta individuate le principali cause degli incendi in casa è importante prevenire. Ecco alcune regole fondamentali:

1. Pianificare regolari e periodici controlli da parte di consulenti e tecnici qualificati per verificare il corretto funzionamento di:

  • impianto elettrico;
  • caldaia, stufe e/o altri generatori di calore;
  • sistema di climatizzazione;
  • caminetto e canna fumaria;
  • forno, fornelli e altri elementi della cucina.

2. Anche quando l’impianto elettrico è ben efficiente, non bisogna sovraccaricarlo esageratamente. Si deve evitare di “strozzare” i cavi delle utenze elettriche, come succede quando si fanno passare sotto porte o finestre o mobili pesanti.

3. Imparare a riconoscere quali sono i liquidi e gli oggetti infiammabili che sono normalmente presenti in casa, soprattutto quelli senza etichetta di pericolo come ad esempio libri, giornali, olio per friggere, strofinacci e affini.

4. Tenere sempre ben custoditi il camino e pentole, padelle e altri utensili quando sono sopra fuochi o fornelli accesi.

5. Non avvicinare mai, neanche per poco tempo, oggetti e liquidi infiammabili a stufe, caminetti e altre fonti di calore.

6. Verificare che non ci siano tagli, strappi o danni sui cavi di alimentazione di elettrodomestici, hi-fi ed utensili elettrici in generale.

7. Tenere sempre a debita distanza le prese elettriche e gli utensili da rubinetti e altre sorgenti d’acqua.

8. Non lasciare accendini, cerini, fiammiferi e candele alla portata di bambini.

9. Spegnere completamente le apparecchiature elettriche quando sono inutilizzate.

10. Non fumare quando c’è il rischio di addormentarsi e, in ogni caso, ricordarsi di gettare i mozziconi di sigaretta nel water e mai nel cestino dell’immondizia.

11. Non utilizzare dispositivi elettrici quando si hanno piedi o mani bagnate.

12. Ricordarsi di usare correttamente caminetti, stufeperdite di gas elettriche e termoconvettori, ad esempio per asciugare vestiti.

13. Riporre in armadi o altri mobili di tipo stagno eventuali contenitori di liquido infiammabile e fare in modo che questi non siano facilmente accessibili.

15. Controllare che non ci siano perdite di gas e ricordarsi di chiudere lo specifico rubinetto quando non si deve cucinare.

Anche se cerchiamo di prevenire è impossibile ridurre a zero il rischio di un incendio.

E’ quindi fondamentale installare un impianto di rivelazione di fumo, meglio se messo in rete e gestibile tramite smartphone, così da avere sempre la situazione sotto controllo. 

Incendi in ufficio

Abbiamo parlato di incendi in casa, ma tutto quanto sopra descritto è facilmente applicabile anche agli uffici.

Cosi’ come prima di lasciare una casa per le vacanze o prima di uscire, anche prima di andare via dagli uffici è bene fare dei controlli appropriati soprattutto li’ dove ci sono apparecchi elettrodomestici e  computer.

Un attimo di accortezza in più può salvarci, quindi è bene controllare sempre che tutto sia spento, che non ci siano odori strani, che il gas sia staccato nei casi in cui sia presente una cucina.

cavi logorati

Incendi in ufficio: le cause

E’ bene ricordare le cause più comuni di incendio negli uffici così da prestare un occhio di riguardo prima di lasciare gli ambienti di lavoro.

Sono principalmente legati agli impianti di alimentazione elettrica ed apparecchi elettrici ed in particolare a:

– carenza di manutenzione dell’impianto di alimentazione elettrica e/o di quello di terra;

– surriscaldamento di cavi di alimentazione elettrica;

– errato dimensionamento o non corretto uso di prese a spina;

– corto circuiti;

– scariche elettrostatiche;prese logore

– scariche atmosferiche;

– carente stato di conservazione di cavi di alimentazione elettrica di apparecchi elettrici utilizzatori (come ad esempio fotocopiatrici, server, computer ecc.);

– utilizzo di prolunghe, o multiprese volanti;

– interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria non conformi a quanto indicato dal fabbricante ovvero ai dettami di buona tecnica.

Abbiamo quindi capito l’importanza della prevenzione e ancor prima di prestare la giusta attenzione agli ambienti che ci circondano. 

Medicina personalizzata: cosa è e come può esserci utile

Come abbiamo detto nei nostri articoli precedenti, il mondo della medicina è in continua evoluzione e oggi vogliamo parlarvi di un nuovo modo di vivere le cure: la medicina personalizzata.

Cosa significa quest’espressione? Vediamolo insieme.

Medicina personalizzata: di cosa parliamo?

La Medicina Personalizzata può essere definita come “lo studio delle caratteristiche genotipiche e fenotipiche” (come ambiente e stile di vita) di ogni singolo individuo.

La personalizzazione delle cure è infatti un obiettivo prioritario della medicina attuale.

medicina personalizzataGrazie alle innovazioni nel campo della tecnologia, ma anche della biologia molecolare, delle biotecnologie e della genetica si sta studiando un modo per rendere la medicina moderna sempre più efficace.

E’ quindi eccoci a sentir parlare di medicina personalizzata sempre più spesso.

Lo studio di soluzioni personalizzate in campo medico è un approccio migliore alla prevenzione, alla diagnosi, alla cura e al monitoraggio delle malattie in quanto si basa sulle caratteristiche, genetiche e non solo, di un singolo individuo. 

Un approccio alla cura personalizzata si pone lo scopo di integrare tra loro diverse informazioni sull’ambiente e sullo stile di vita del singolo, conferendo caratteristiche uniche ed individuali a patologie complesse che possono così essere diagnosticate, e soprattutto curate, come dicevamo, in maniera più efficiente.

 

Medicina personalizzata: lo studio del genoma umano

La mappatura del genoma umano all’inizio degli anni 90’ ha segnato il primo punto di svolta quando ancora non si parlava di medicina personalizzata.

Lo studio del genoma e la conoscenza dei singoli geni purtroppo non basta a predire l’insorgere di una malattia, un’infezione o un problema più serio.

Sono infatti necessarie altre informazioni, quelle che in gergo vengono chiamate “dati omici”.

Questi vengono studiati nelle cosiddette “ scienze omiche”.

Questi studi si occupano di:

  • – l’analisi dell’insieme di geni (genomica);
  • – l’analisi dell’insieme dei trascritti (trascrittomica), ovvero le molecole intermedie tra gene e proteina;
  • – l’analisi dell’insieme delle proteine (proteomica);
  • – l’analisi dell’insieme dei metaboliti (metabolomica), cioè i prodotti intermedi dei vari processi cellulari.

Da questi studi e analisi complesse siamo oggi in grado di costruire veri e propri profili di patologia e di identificare trattamenti specifici per le persone che presentano tali profili.

studi omici

Medicina personalizzata: l’obiettivo finale

Come dicevamo, la medicina personalizzata è un modello medico che ruota attorno al fatto che le terapie e le cure debbano essere personalizzate sul paziente così come le decisioni degli specialisti, le terapie e i prodotti utilizzati.

L’obiettivo finale è poter offrire la cura giusta per il paziente giusto nel momento giusto.

Non si mira più a curare una patologia partendo dalla zona colpita o dai sintomi che la malattia produce.

studio geniLo scopo finale è analizzare il DNA e colpire così i precisi geni che determinano alcune patologie.

Nel campo della medicina personalizzata vengono prese in considerazione anche altre caratteristiche individuali della persona: lo stile di vita e l’ecosistema ambientale in cui il singolo passa le sue giornate.

Analisi mediche e diagnostica di precisione sono, inoltre, strumenti essenziali in un approccio di medicina personalizzata: per personalizzare la strategia terapeutica è indispensabile servirsi di un alto livello di strumenti e di tecnologie in modo che la diagnosi e il follow-up siano migliori di quelli ottenibili con il modello generico.

Medicina personalizzata e l’oncologia

La branca della medicina che ha maggiormente tratto benefici da questo modello è l’oncologia.

Grazie allo studio dei geni, delle loro mutazioni ed espressioni infatti oggi sappiamo che Il tumore è l’insieme di centinaia di malattie, ognuna con caratteristiche e profilo genetico unici.

La medicina personalizzata: le 4 p

La medicina personalizzata è anche definita la Medicina delle 4P:

  • – Personalizzata
  • – Preventiva
  • – Predittiva
  • – Partecipativa

Personalizzata, dunque, perché ogni individuo è unico e ha caratteristiche proprie.

studio geniPredittiva e preventiva perché ha i suoi indubbi vantaggi anche nel campo della prevenzione: l’analisi dello stile di vita e del patrimonio genetico possono aiutare a prevedere l’insorgere di alcune malattie (quali ad esempio il tumore). 

Partecipativa perché ogni individuo diventa davvero consapevole della propria storia medica, si sente più responsabile ed attivo nel mantenimento dello stato di salute e vive più attivamente il rapporto con il medico curante.

Non ci resta che metterci seduti e aspettare altri miglioramenti che sicuramente arriveranno dagli studi e dalla ricerca.

 

Articolo redatto da GCS Point

Bruxismo: un altro malessere accentuato dal Covid 19

La pandemia ha provocato danni all’economia di tutto il mondo, causato milioni di morti e, nel piccolo, anche ansia, stress e disturbi lievi inaspettati come il bruxismo.

Le conseguenze del coronavirus si sono riflettute sulla salute dell’organismo in generale anche per coloro che non sono affetti dal virus.

In che modo?

Attraverso una scarsa prevenzione, dovuta spesso al continuo rimandare le visite di controllo a causa delle restrizioni dovute alla pandemia.

Anche chi in generale può dire di godere di buona salute e di stare bene mentalmente, alla fine si trova a risentire dello stress e dell’ansia causati da tutte quelle regole, restrizioni, paure e timori che si è costretti a vivere.

Li chiamano generalmente “effetti collaterali da covid19”. 

Tra questi vi sono anche molti problemi legati alla salute della bocca. 

Infatti la situazione di stress ha fatto sì che si registrasse un aumento considerevole di casi di bruxismo.

Cos’è il bruxismo?

Partiamo dalla definizione di bruxismo.

stress bruxismoÈ un disturbo causato da ansia e stress che determina una progressiva usura dei denti.

Si manifesta con la contrazione involontaria dei muscoli della masticazione.

Il bruxismo è un’attività extra dei muscoli masticatori  che avviene al di fuori delle normali funzioni come masticare, parlare o deglutire.

Di solito avviene durante la veglia (bruxismo della veglia) o durante il sonno (bruxismo del sonno). 

Nel secondo caso, quindi durante il sonno è considerato come un comportamento scorretto prima ancora che una patologia.

Le cause principali del bruxismo

Le cause del bruxismo sono da ricercare  in aspetti psicologici.

La prima è sicuramente lo stress cronico: la vita in città, il lavoro, i rapporti interpersonali ci tengono in un continuo stato di allerta a cui alcuni individui sono più sensibili di altri.

Un’altra causa è l’ansia: reprimere le emozioni e le paure in superficie non fa bene alla nostra bocca.

La paura che qualcosa possa accadere influisce profondamente sulla nostra psiche influenzando i movimenti dei muscoli masticatori.

Fra le cause del bruxismo, possiamo annoverare anche alcune sostanze eccitanti come la nicotina, l’alcool, la caffeina e la teofillina in quanto stimolano eccessivamente il sistema nervoso che sfoga poi sui denti.

I danni del bruxismo

mal di denti  e bruxismoUna volta superato il limite di tolleranza che i nostri denti posso sopportare, subentra il fattore danno.

Fra le conseguenze dannose del bruxismo abbiamo sicuramente l’usura dei denti, che peggiora sicuramente l’estetica della bocca e può causare anche eccessiva sensibilità dentale.

Nei casi più gravi può facilitare le fratture dentali, indebolendo gradualmente la forza del dente oppure rallentare eventuali cure odontoiatriche come ponti, otturazioni e ricostruzioni.

Può dunque provocare del dolore continuo e costante ai muscoli della bocca e chiaramente ai denti.

Legame tra Bruxismo e Covid-19

Come spieghiamo l’aumento dei casi di bruxismo nei mesi di lockdown?

Durante i mesi chiuse in casa, molte persone hanno indubbiamente avuto a che fare con diverse paure ed ansie personali.

Come abbiamo visto queste sono le cause principali di questo disturbo.

 

L’emergenza sanitaria, con le sue implicazioni negative, ha favorito l’accentuarsi del bruxismo negli individui già sofferenti, e la nascita di nuovi casi tra chi non ne aveva mai sofferto.

All’inizio della riapertura infatti è stato registrato un peggioramento delle condizioni orali e paradontali, insieme alla complicanza delle fratture dentali. 

Molte persone, quindi, hanno infatti somatizzato il disagio e lo stress a livello del cavo orale, sfogando le proprie emozioni negative e represse sui denti.

Come trattare il bruxismo da covid19

Una volta diagnosticato il bruxismo, si interviene per proteggere i denti, ma anche la qualità della vita e del riposo, che a loro volta possono incidere sulla salute cardiovascolare.

In questo articolo troverai qualche consiglio utile per gestire lo stress da Covid 19.

 I relativi trattamenti sono suddivisibili in 3 azioni differenti ma complementari.

  1. Utilizzo di strumenti che consentono di evitare lo sfregamento notturno dei denti. Il dentista prescriverà dunque il bite, una mascherina protettiva dei denti da indossare mentre si dorme. Si tratta di un supporto per limitare i danni che il bruxismo cronico porta alle arcate dentali e alla bocca in generale.
  2. L’utilizzo di tecniche di rilassamento per alleviare lo stress, ad esempio attraverso la psicoterapia.
  3. Qualora gli esami lo evidenziassero, sarà necessario il ricorso a ulteriori cure dentali, per la correzione della malocclusione , per riallineare le mandibole e per ridurre i punti di contatto anomali tra i denti.

Appena si avvertono dunque dei cambiamenti o si percepisce della rigidità della bocca al risveglio è bene consultare anche in video consulto un medico o uno specialista ed iniziare ad andare a fondo da subito al problema.

Articolo del dott. Maurizio Falcone

Stress da Covid 19: impariamo a gestirlo

Il 2020 è stato un anno che ricorderemo purtroppo come l’anno di una pandemia globale e dello stress da Covid 19.

Il mondo infatti è stato costretto per la prima volta nella storia moderna a fermarsi, a sentirsi vicino in una situazione drammatica, a mettersi d’accordo nella ricerca delle regole e delle cure migliori per tornare alla normalità.

A distanza di circa due anni dall’inizio della pandemia in Europa, la situazione si è evoluta in meglio grazie all’arrivo nel 2021 del vaccino, tuttavia non ci sentiamo ancora al sicuro e la situazione pandemica è in continua evoluzione.

Ma come fare a gestire lo stress da Covid 19 in questa situazione ancora irrisolta? Vediamolo insieme.

Differenze nella gestione dello stress da covid 19

Per molti il virus ha rappresentato un vero e proprio trauma e la nuova normalità che stiamo vivendo non è facile da gestire.

La pandemia infatti ha avuto un impatto totalizzante sulle nostre vite, sconvolgendone ogni aspetto.

In questo senso la reazione non ha tardato ad arrivare: per alcuni è stato un adattamento più facile, per altri più difficile e in molti reagiscono rispondendo all’istinto di sopravvivenza con la tattica dell’attacco/fuga.

Viviamo un costante stato di allerta, mista ad ansia e angoscia.

Ci è stata data la responsabilità di non uscire per lungo tempo, di rivedere i confini dei rapporti interpersonali (anche i più intimi), di modificare le più semplici abitudini quotidiane e di stare lontani per lungo tempo dalle nostre case o dalle nostre famiglie.

stress da covid19Adesso che si pensa alle soluzioni e a come vivere nel post pandemia si parla di una nuova sfida : la convivenza con il virus.

Siamo chiamati ad imparare una nuova normalità, ad integrare nuove regole con la nostra vita di sempre: imparare insomma a convivere con il virus, operando una lenta e graduale riconfigurazione delle principali attività lavorative e sociali, senza mai dimenticare le precauzioni adottate.

Non tutti  infatti reagiamo allo stesso modo ed alcune persone fanno fatica più di altre a gestire lo stress psicologico, la paura e l’angoscia legate a questa situazione incerta: le capacità di adattamento, di coping e la resilienza non sono uguali per tutti e dipendono da fattori individuali, di natura genetica, ambientale, sociale, culturale ed esperienziale.

 

Tipologie di stress da covid 19

Adattarsi al “new normal” non è mai facile e le reazioni che possiamo individuare delineano due tipologie di “trauma da pandemia”.

Il trauma lieve

Il trauma lieve è quella tipologia di trauma legato all’aver perso la libertà, al sentirsi confinati in spazi piccoli, alla gestione difficoltosa della vita quotidiana tra smart working e didattica a distanza o figli piccoli, dei disabili e degli anziani e non ultimo per alcuni la perdita di lavoro e le ricadute economiche.

I sintomi sono principalmente di natura psicosomatica:

  • mal di testa covid– cefalea e malditesta ricorrente
  • – alterazione del ritmo sonno/veglia, insonnia
  • – stato di ansia e/o depressione;
  • – disturbi intestinali
  • – difficoltà digestive, gastriti
  • – tachicardia
  • – dimagrimento/ingrassamento eccessivo
  • – abusi alimentari
  • – aumento del consumo alcolico
  • – astenia

 

Il disturbo post traumatico da stress

Il disturbo post traumatico da stress è la tipologia più complessa di stress da Covid 19. In questo caso è necessario richiedere un aiuto professionale. È una tipologia di trauma di cui si sente parlare in relazione ad eventi molto gravi come atti terroristici, incidenti, terremoti e fra questi rientra anche la pandemia di coronavirus. Può colpire chi ha perso i familiari o tutti quegli operatori che sono stati in prima linea negli ospedali nei momenti peggiori del virus.

I sintomi sono diversi:

  • – difficoltà del sonno e incubi
  • – disturbi dell’umore e irritabilità
  • – flashback e ricordi ricorrenti
  • – distacco dalla realtà quotidiana
  • – perdita di interesse e mancanza di concentrazione
  • – iperattività e ipervigilanza

Potrebbero verificarsi episodi di ansia, malumore, abuso di alcol, farmaci o sostanze stupefacenti, attacchi di panico.

  •  

Strategie per affrontare lo stress da covid 19

Se soffriamo oppure conosciamo qualcuno che soffre dello stress da Covid 19, ci sono alcuni consigli che ci vengono in aiuto.

Eccone alcuni.

  • – Tenersi informati affidandosi a fonti ufficiali, senza controllare in maniera ossessiva notizie e aggiornamenti. Aspettare in questo caso è l’unica soluzione.
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  • – Concentrarsi solo sulle cose che si possono controllare (il proprio comportamento individuale), senza ossessionarsi con il pensiero del “quando finirà”: purtroppo nessuno ha una risposta certa.
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  • – Dormire regolarmente, impostando delle routine che favoriscano il sonno (esercizi di respirazione/rilassamento prima di dormire, luci soffuse prima di dormire, stop a tablet e smartphone a letto…).
  • – Restare attivi praticando sport ed attività fisica di intensità moderata, possibilmente all’aria aperta. Muoversi comporta notevoli benefici come potete leggere nel nostro articolo sulla corsa.
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  • – Evitare gli abusi di alcol, cibo o altre sostanze per affrontare l’ansia, seguendo un regime alimentare equilibrato e sano.
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  • – Anche se si è in smart working, è bene rispettare gli orari di sonno, scuola, pasti o lavoro cercando di tenere il più possibile una regolarità nei ritmi.  
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  • – Accogliere le proprie emozioni (negative) concedendosi del tempo per metabolizzare la situazione attuale.
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  • – Mantenersi occupati: pianificare qualcosa e farla, agire. La mente umana rimane maggiormente in equilibrio se è occupata e programma delle attività oltre ad avere una distrazione efficace dalla realtà.
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Ad ogni modo un supporto psicologico può essere davvero utile per affrontare le proprie difficoltà e vivere con maggiore serenità un momento tanto sconvolgente come questo: è importante sapere che i percorsi terapeutici possono essere effettuati sia di persona che in video consulto.

Difese immunitarie: 5 modi per rinforzarle in autunno

Le influenze e i malanni di stagione sono purtroppo una certezza dell’inverno e dei mesi più freddi, per questo è importante rinforzare le nostre difese immunitarie.

Ma come fare? Come proteggere la nostra salute?

Scopriamolo insieme in questo blog post.

Partiamo dalla definizione di sistema immunitario e delle sue funzioni principali.

Come funziona il sistema immunitario? 

L’insieme di cellule, tessuti e organi che collaborano per la difesa del nostro organismo si chiama sistema immunitario, da qui appunto iniziamo a parlare delle difese immunitarie.

Il sistema immunitario ci protegge da patogeni esterni e elimina le cellule ed i globuli rossi vecchi. Inoltre è la prima difesa contro le cellule cancerogene prima delle cure mediche speciali.

Cosa abbassa le nostre difese immunitarie?

difese immunitarie e cattivo risposo notturnoPartiamo da un problema che affligge moltissimi italiani: un inadeguato riposo notturno. È un disturbo molto comune che è difficile combattere perché dovuto generalmente allo stress o ad una cattiva alimentazione (altri nemici delle difese immunitarie).

Anche i fattori ambientali come freddo umidità, cambio di stagione, eccessiva esposizione solare possono essere una causa di un abbassamento delle difese immunitarie. Molto spesso infatti sottovalutiamo questi aspetti che invece influenzano profondamente la nostra salute.

Un altro elemento che spesso sottovalutiamo è l’uso esagerato di antibiotici. Il nostro organismo entra in una sorta di assuefazione e i medicinali, oltre a non fare più l’effetto sperato, abbassano le nostre difese naturali.

Lo stile di vita sedentario è un altro motivo per cui ci ammaliamo: fare sport infatti ci fortifica non solo esteriormente, ma anche a livello di sistema immunitario creando una sorta di scudo.

A sostegno di questo scudo c’è l’alimentazione che, nel caso sia scorretta e mal bilanciata, diventa amica del disagio fisico.

 

Perché le nostre difese immunitarie sono più basse d’inverno?

Come mai ci ammaliamo di più quando le temperature sono più basse? Le motivazioni sono relative a fattori esterni che indeboliscono le nostre difese immunitarie.

Una prima causa sono gli sbalzi di temperatura: soprattutto nel passaggio da una stagione all’altra si rischia spesso di trovarsi di fronte a cambiamenti bruschi e l’adattamento richiede un extra lavoro per il riassestamento del metabolismo energetico.

Il primo impatto con l’inverno prevede irritazione, nervosismo, insofferenza e stress, il principale nemico del sistema immunitario, per la fine delle vacanze e della tranquillità estiva.

Ci sono inoltre molti microrganismi patogeni amanti del freddo che iniziano a diffondersi nell’ambiente con maggiore efficienza e a diventare più aggressivi proprio quando le temperature si abbassano.

Tutto questo aumenta nettamente la probabilità di contrarre raffreddore, tosse, mal di gola, mal di testa, influenza e tutto un ampio ventaglio di sintomi parainfluenzali un po’ più lievi ma comunque spiacevoli.

È quindi fondamentale sostenere il nostro corpo rinforzando le nostre difese immunitarie.

Vediamo insieme cosa fare.

Come rinforzare le difese immunitarie

Possiamo articolare i modi per migliorare le nostre difese immunitarie in 7 step:

  • Un’alimentazione corretta: una dieta appropriata è il primo grande aiuto per il nostro organismo. Mangiare frutta e verdura di stagione infatti è un grande aiuto per il nostro benessere ed è la carica di vitamine e minerali per sostenere il sistema immunitario.
    Limitare l’assunzione di cibi ricchi di grassi saturi e cereali raffinati è fondamentale.
  • Fare sport:  allenarsi in modo equilibrato e regolare aiuta a potenziare il sistema immunitario (in particolare agisce sui neutrofili, una delle componenti cellulari costituenti dei globuli bianchi). Leggi il nostro articolo sulla corsa per approfondire ad esempio i benefici di questa attività.
  • Avere un sonno regolare: i ritmi di sonno squilibrati aumentano lo stress. Stabilire una buona routine per dormire è fondamentale.
  • corrette abitudiniLimitare il consumo di sigarette e di alcol: sono due piaceri della vita ma bisogna limitarli al weekend per fare in modo che il nostro sistema immunitario non soffra prolungatamente le cattive abitudini.
  • Tenere lo stress sotto controllo: molto facile a dirsi, più difficile da farsi. Introdurre nella propria routine giornaliera strategie antistress quali meditazione, yoga, mindfulness ma anche movimento all’aria aperta può essere di grande aiuto.

In altre parole il modo migliore e più efficace per rafforzare le difese immunitarie è adottare uno stile di vita sano.

Protezione in mobilità: in Italia è sogno o realtà?

La protezione in mobilità è un argomento ancora troppo poco conosciuto sebbene sia di fondamentale importanza.

Nel nostro paese purtroppo non c’è ancora molta informazione sull’argomento.

Partiamo con un esempio importante: guidare in Italia o in Francia ha la stessa esposizione al rischio, ma gli italiani non sono quasi mai assicurati.

La protezione in mobilità in Italia

Secondo l’IVASS, solo il 17,99% degli italiani è assicurato per infortuni del conducente, contro il 97,90% della Francia.

protezione in mobilitàNel nostro paese quindi la protezione in mobilità sembra non essere una priorità.

Il rischio sulle strade tra Francia e Italia è lo stesso: in caso di incidente con responsabilità, il conducente è generalmente scoperto in caso di danni. 

L’autista, senza una giusta legislazione sulla protezione in mobilità, non ha infatti diritto al rimborso per cure mediche.

Non ha diritto ad esempio alla fisioterapia, né ad alcun indennizzo per l’assenza dal lavoro dovuta a un eventuale ricovero ospedaliero. 

La perdita di reddito può avere effetti a lungo termine.

Ciò accade soprattutto in casi gravi come l’invalidità permanente o il decesso, per i quali la persona non assicurata è completamente scoperta.

L’ISTAT nel 2019 ha registrato 172.183 incidenti stradali in Italia.

Si parla di una media di 661 feriti al giorno e, nonostante il blocco della mobilità del 2020 abbia fatto scendere il numero a 436, cresce invece il numero di veicoli a due ruote coinvolti.

 

Incidenti stradali e protezione in mobilità

A partire da maggio 2020, l’ISTAT rileva 564 incidenti con monopattino (più di 2 al giorno).

Tuttavia, la percentuale di persone assicurate per gli infortuni su altri veicoli oltre all’automobile è ancora più esigua.

Questo è dovuto in parte al fatto che la polizza infortuni venga generalmente proposta come subordinata alla RCA.

Ma non solo.  Si tende infatti a considerare oggetto dell’assicurazione il veicolo e non la persona.

L’evoluzione della mobilità, con sempre più persone che utilizzano abitualmente più di un mezzo di trasporto (bici + treno, auto + bus, ecc) ha portato allo sviluppo di nuove polizze infortuni multi-modali, attive cioè su ogni mezzo di trasporto, e con premio al consumo.

Grazie ai sensori dello smartphone è possibile pagare solo quando si è effettivamente in viaggio, in base al tipo di veicolo utilizzato.

Protezione in mobilità : strade ed autostrade

“Ho paura di guidare in autostrada”. Questo è uno dei pensieri dell’automobilista medio.

Eppure il rischio di incidenti sulle strade urbane è 15 volte maggiore.

Per quanto possa suonare inusuale, è proprio così: nel 2019, il 74% degli incidenti stradali registrati è avvenuto su strade urbane. 

La “Localizzazione Degli Incidenti Stradali”, redatta da ACI su 36.526 incidenti, conferma che il rischio di essere coinvolto in un incidente è estremamente più alto per le strade urbane.

Questo è dovuto agli elevati flussi di traffico e alla pluralità di mezzi diversi che ogni giorno confluiscono sulle strade cittadine italiane.

Va però specificato che mentre su strada urbana il rischio è, sì più frequente, la gravità della lesione è generalmente bassa, mentre su extraurbane e autostrade le lesioni personali (seppur più rare) sono quasi sempre di maggior gravità a causa dell’alta velocità media di percorrenza. 

Ad esempio, il 47% degli incidenti mortali avviene su strade extraurbane.

Ricorrenze negli incidenti al volante

Le circostanze che accomunano gli incidenti con lesioni alle persone sono l’orario e lo stile di guida.

In particolare ACI riconosce la fascia serale come la più densa di incidenti, anche gravi, con picchi che raggiungono il 15% il venerdì sera.

La quasi totalità degli incidenti è causata dal comportamento alla guida (distrazione alla guida, eccesso di velocità o mancato rispetto della precedenza).

Se prima la prevenzione del rischio alla guida era un tema che veniva affrontato a livello sociale o educativo, di recente sembra che stia acquisendo interesse anche per le compagnie assicurative.

Soprattutto in ambito insurtech, stanno emergendo prodotti assicurativi che premiano uno stile di guida prudente (non solo in termini di velocità ma anche come scelta delle strade e della fascia oraria, distrazione alla guida, ecc.).

Esistono infatti insurance app che – grazie ai sensori dello smartphone – riconoscono il movimento, registrano il tragitto e consentono di sostituire il premio fisso a un consumo in base ai km viaggiati.

Più si viaggia prudenti più si viene premiati.

La pandemia ha evidenziato che i premi assicurativi delle polizze tradizionali per la mobilità sono ingiusti, e le persone stanno imparando a tutelarsi.

 

Protezione in mobilità: i dati della pandemia

Nel 2020, la maggior parte degli assicurati si è trovato a dover pagare il premio di un’assicurazione che avrebbe dovuto essere più basso.

Attraverso l’Osservatorio “Audimob” di Isfort sono stati stimati i comportamenti di mobilità giornalieri dei cittadini durante il regime di restrizioni (DPCM dell’11 marzo 2020) dovuto all’esplodere dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

In sintesi, i dati mostrano nei primi 30 giorni di lockdown una drastica riduzione della domanda di mobilità.

Si può stimare che nella media giornaliera il tasso di mobilità allargato (popolazione che esce di casa) sia diminuito dal 90% al 55% (35 punti percentuali in meno), gli spostamenti complessivi siano diminuiti del 60% e km (somma dei km percorsi dai cittadini) sia diminuita di ben il 90%.

Una quota significativa di popolazione ha effettuato spostamenti in giornata, in alcuni casi solo di brevissima durata.

Con la diffusione dello smart working, si è registrata una sorta sostituzione di spostamenti più lunghi, strutturati e sistematici, con tragitti molto brevi (la c.d. “mobilità di prossimità”).

 

Protezione in mobilità e polizze auto

In termini di polizze legate alla mobilità, le persone si sono quindi trovate a dover versare un premio per un servizio di cui non hanno usufruito, se non in minima parte. 

Riguardo alle polizze auto, ci sono state misure governative in questo senso.

Si sono però limitate a prorogare i termini di validità (legge di conversione del d.l. “Cura Italia”) o dare la possibilità di sospendere la copertura (scelta che però impediva nel periodo di sospensione di utilizzare il mezzo su strada).

Non ci sono stati sconti sul premio per la polizza, perché la natura di una polizza su base fissa annuale non tiene conto di eventi esterni.

Non è infatti un caso che l’Italian Insurtech Association abbia registrato in un solo anno, dal 2020 al 2021, una crescita enorme nell’interesse per le polizze digitali (dal 31 al 55%) e nella consapevolezza dell’esistenza delle polizze ondemand (dall’11 al 43%), ovvero quelle polizze che si possono attivare all’occorrenza.

Per combattere i costi extra, in ambito mobility insurance, le persone hanno iniziato ad orientarsi verso un modello assicurativo pay-per-use che sta riscuotendo sempre più successo.

Secondo IIA, infatti ben il 97% di chi ha sottoscritto una polizza on-demand si dice disposto a ripetere l’esperienza.

La protezione in mobilità è decisamente importante: dunque è necessario informarsi e scegliere il servizio migliore per evitare situazioni spiacevoli.