Futuro e pensione

Futuro e pensione: due opposti che si attraggono

Pensare al futuro e parlare di pensione può sembrare un paradosso. 

Quando si pensa al futuro ci si immagina sempre qualcosa di prossimo come una vacanza, un compleanno, una cena fuori. 

Al contrario lo associamo di meno all’acquisto di una casa, di una macchina o di un motorino.

Un’associazione ancora più lontana è futuro e pensione: troppo spesso infatti queste due parole vengono concepite come opposte.

Arrivare alla pensione è un pensiero che sembra così lontano, ma che invece va costruito giorno per giorno e su cui bisogna cominciare ad informarsi fin da giovani.

Ecco perché oggi vi parliamo di un nuovo servizio dell’INPS che aiuta a simulare la propria pensione.

PensAMi: futuro e pensione in un simulatore dell’INPS

futuro e pensione secondo l'inps In ottica di futuro e pensione quindi è da qualche tempo attivo PensAMi, ovvero un simulatore per effettuare il calcolo delle Pensioni creato dall’INPS.

PensAMi è l’acronimo di Pensione a misura, ovvero a misura di tutti, perchè come dice l’INPS “permette a tutti, senza autenticazione, di verificare i possibili scenari pensionistici considerata l’attività lavorativa svolta”. 

L’INPS ha fatto questa scelta utile ma anche audace nei confronti dei contribuenti e in un comunicato stampa ha spiegato perché ha creato questo simulatore.

“Pensami” è uno strumento pensato come una sorta di consulenza online con cui l’utente può visualizzare i possibili scenari pensionistici che gli si prospettano. 

Seguendo un percorso digitale modulare si favorisce lo sviluppo della cultura previdenziale che è in grado di orientare l’utente tra le diverse possibilità.

L’applicativo si sviluppa su tre livelli da percorrere in maniera sequenziale obbligata. Questo modo di procedere per gradi serve a fornire informazioni sulle prospettive di accesso alla pensione in maniera sempre più specifica.

Si parte dunque da un livello più “superficiale” per arrivare poi ad un livello più profondo.

Ecco di seguito i tre step:

  • Al primo livello, con qualche domanda di base, il servizio fornisce informazioni sulle principali prestazioni pensionistiche. A queste l’utente che richiede può accedere solo valorizzando tutta la contribuzione;
  • nel secondo livello è invece necessario  indicare i periodi di contribuzione nelle diverse gestioni e il sistema fornirà la decorrenza teorica delle prestazioni contemplate nel primo livello. Non solo questo: vengono presentate anche le ulteriori prestazioni conseguibili a carico di ciascuna gestione.
  • Il terzo livello consente di avvalersi di alcuni istituti che influiscono sul diritto e sul sistema di calcolo delle pensioni (ad esempio, servizio militare, valorizzazione della contribuzione accreditata presso le casse professionali, ecc.). Su questa base è possibile per il sistema anche visualizzare gli effetti sugli scenari pensionistici degli utenti. 

Durante tutto il percorso su tre livelli il contribuente può chiarire tutti i suoi dubbi mediante apposite note informative e, se lo desidera, di approfondire gli istituti pensionistici mediante appositi link alle schede di prestazione presenti sul sito istituzionale www.inps.it.

Il servizio è stato quindi concepito su base umana, per dare ai contribuenti quante più informazioni importanti sul proprio futuro pensionistico e dettagliare in maniera chiara ed esaustiva, ma è anche stato progettato per mettere l’utente al centro, in modo da garantire la massima facilità d’uso. 

Riassumendo quindi “PensAMi” permette a tutti gli utenti, senza particolari regole di autenticazione, di verificare i possibili scenari pensionistici considerata l’attività lavorativa svolta.

L’utente ha da subito accesso alle informazioni sulle principali prestazioni pensionistiche a cui potrebbe aver diritto. In particolare è interessante che sappia anche la data alla quale potrebbe accedere alla pensione.

Futuro e pensione: il gap delle nuove generazioni

È necessario cominciare a pensare alla pensione già dalla giovane. Abbiamo approfondito questo argomento anche in un nostro articolo precedente.

Purtroppo solo 5 persone su 10 sanno quando andranno in pensione e il 76% vorrebbe farlo prima. La metà non sa quanto prenderà, mentre la maggioranza ha attese irrealistiche. 

futuro e pensione: i giovani sono poco informatiGli italiani, in particolare i giovani,  non hanno un’idea chiara di cosa li attende alla fine della loro vita lavorativa. 

Purtroppo spesso anche il futuro lavorativo è incerto e questo non aiuta a pensare a prospettive che sembrano lontane come la pensione.

I giovani infatti non hanno aspettative troppo rosee sia per quanto riguarda l’età in cui potranno andare in pensione sia sull’entità dell’assegno che riceveranno.

Tuttavia lo ribadiamo: è importante informarsi perché come sempre l’informazione ci rende liberi in questo caso anche di gestire e governare il nostro futuro finanziario al meglio.

Ecco perché vi abbiamo parlato di pensAMi: sarà sicuramente uno strumento utile da utilizzare fin da giovani per gestire al meglio i propri fondi e il proprio futuro.

Un futuro più leggero infatti non dispiacerebbe a nessuno, soprattutto nell’ottica di passarlo in viaggio oppure nella prospettiva di vivere all’estero senza dover più pensare al lavoro.

Futuro e pensione: pianificare rende tutto più roseo di quello che pensiamo

Dato che abbiamo parlato di pianificazione e di informazione, vogliamo lasciarvi con un finale a metà fra il sogno e la realtà: le mete dove passare il “buen retiro”, come lo chiamano gli spagnoli.

Panama e pensione

Fra queste vi suggeriamo:

  • – l’Uruguay, uno tra i primi paesi dell’America Latina per funzionamento e qualità dei servizi
  • – la Spagna, una meta perfetta per il basso costo della vita, l’eccellente assistenza sanitaria, le infrastrutture del primo mondo e l’ottima sicurezza personale.
  • – Malta, dove l’assistenza sanitaria è al quinto posto nel mondo, il trasporto pubblico funziona con la massima efficienza
  • – Panama, che è in cima alla classifica dei posti migliori del mondo in cui trascorrere la pensione per clima, servizi, calorosità della gente, qualità del cibo.

Insomma con questo articolo speriamo di avervi convinto: pianificazione e previdenza sono due strumenti utili per godersi gli anni dopo il lavoro fra paradisi tropicali e piatti esotici.

incendi domestici

Incendi in casa: cause e prevenzione

Gli incendi in casa in Italia sono aumentati notevolmente negli ultimi anni e le cause sono le più disparate.

Sono gravi e frequenti anche le conseguenze e i danni che ne derivano. 

Non è facile fermare il fuoco quando purtroppo l’incendio in casa è già in atto, per questo è molto importante fare prevenzione. 

Per fare prevenzione è importante conoscere le cause principali degli inneschi. Vediamole quindi insieme.

Le principali cause di innesco degli incendi in casa

Partiamo da una premessa importante, gli incendi in casa non capitano solo a chi è incosciente o negligente da trascurare i rischi legati ad alcuni comportamenti.

In realtà le due cause principali sono la distrazione e la non conoscenza di cosa può creare o aumentare l’accendersi di una fiamma nella propria abitazione.

Più in generale andiamo ad individuare le principali situazioni da cui possono avere origine gli incendi:

  • – presenza di oggetti infiammabili troppo vicino a fonti di calore o fiamme libere;
  • Manutenzione circuito elettrico– corto circuito di elettrodomestici, hi-fi, o altri impianti alimentati ad elettricità;
  • – corto circuito di alcuni elementi dell’impianto elettrico dell’appartamento;
  • – malfunzionamento di stufe, caldaie, caminetti, o altri impianti generatori di calore;
  • – mozziconi di sigaretta, propagazione di fiamme dai fornelli della cucina, diffusione di faville dal caminetto e dal barbecue e altri comportamenti poco attenti in presenza di fuochi accesi.

 Si tratta di situazioni sfortunate ma che purtroppo non sono poi cosi’ distanti da essere irrealizzabili.

Ci teniamo a sottolineare che nella maggior parte dei casi è possibile evitare gli incendi domestici, utilizzando maggiore accortezza e consapevolezza.

Incendi domestici e prevenzione

Una volta individuate le principali cause degli incendi in casa è importante prevenire. Ecco alcune regole fondamentali:

1. Pianificare regolari e periodici controlli da parte di consulenti e tecnici qualificati per verificare il corretto funzionamento di:

  • Manutenzione circuito elettrico manutenzione
  • impianto elettrico;
  • caldaia, stufe e/o altri generatori di calore;
  • sistema di climatizzazione;
  • caminetto e canna fumaria;
  • forno, fornelli e altri elementi della cucina.

2. Anche quando l’impianto elettrico è ben efficiente, non bisogna sovraccaricarlo esageratamente. Si deve evitare di “strozzare” i cavi delle utenze elettriche, come succede quando si fanno passare sotto porte o finestre o mobili pesanti.

3. Imparare a riconoscere quali sono i liquidi e gli oggetti infiammabili che sono normalmente presenti in casa, soprattutto quelli senza etichetta di pericolo come ad esempio libri, giornali, olio per friggere, strofinacci e affini.

4. Tenere sempre ben custoditi il camino e pentole, padelle e altri utensili quando sono sopra fuochi o fornelli accesi.

5. Non avvicinare mai, neanche per poco tempo, oggetti e liquidi infiammabili a stufe, caminetti e altre fonti di calore.

6. Verificare che non ci siano tagli, strappi o danni sui cavi di alimentazione di elettrodomestici, hi-fi ed utensili elettrici in generale.

7. Tenere sempre a debita distanza le prese elettriche e gli utensili da rubinetti e altre sorgenti d’acqua.

8. Non lasciare accendini, cerini, fiammiferi e candele alla portata di bambini.

9. Spegnere completamente le apparecchiature elettriche quando sono inutilizzate.

10. Non fumare quando c’è il rischio di addormentarsi e, in ogni caso, ricordarsi di gettare i mozziconi di sigaretta nel water e mai nel cestino dell’immondizia.

11. Non utilizzare dispositivi elettrici quando si hanno piedi o mani bagnate.

12. Ricordarsi di usare correttamente caminetti, stufeperdite di gas elettriche e termoconvettori, ad esempio per asciugare vestiti.

13. Riporre in armadi o altri mobili di tipo stagno eventuali contenitori di liquido infiammabile e fare in modo che questi non siano facilmente accessibili.

15. Controllare che non ci siano perdite di gas e ricordarsi di chiudere lo specifico rubinetto quando non si deve cucinare.

Anche se cerchiamo di prevenire è impossibile ridurre a zero il rischio di un incendio.

E’ quindi fondamentale installare un impianto di rivelazione di fumo, meglio se messo in rete e gestibile tramite smartphone, così da avere sempre la situazione sotto controllo. 

Incendi in ufficio

Abbiamo parlato di incendi in casa, ma tutto quanto sopra descritto è facilmente applicabile anche agli uffici.

Cosi’ come prima di lasciare una casa per le vacanze o prima di uscire, anche prima di andare via dagli uffici è bene fare dei controlli appropriati soprattutto li’ dove ci sono apparecchi elettrodomestici e  computer.

Un attimo di accortezza in più può salvarci, quindi è bene controllare sempre che tutto sia spento, che non ci siano odori strani, che il gas sia staccato nei casi in cui sia presente una cucina.

Incendi in ufficio: le cause

E’ bene ricordare le cause più comuni di incendio negli uffici così da prestare un occhio di riguardo prima di lasciare gli ambienti di lavoro.

Sono principalmente legati agli impianti di alimentazione elettrica ed apparecchi elettrici ed in particolare a:

– carenza di manutenzione dell’impianto di alimentazione elettrica e/o di quello di terra;

– surriscaldamento di cavi di alimentazione elettrica;

– errato dimensionamento o non corretto uso di prese a spina;

– corto circuiti;

– scariche elettrostatiche;prese logore

– scariche atmosferiche;

– carente stato di conservazione di cavi di alimentazione elettrica di apparecchi elettrici utilizzatori (come ad esempio fotocopiatrici, server, computer ecc.);

– utilizzo di prolunghe, o multiprese volanti;

– interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria non conformi a quanto indicato dal fabbricante ovvero ai dettami di buona tecnica.

Abbiamo quindi capito l’importanza della prevenzione e ancor prima di prestare la giusta attenzione agli ambienti che ci circondano. 

digital life degli italiani

La digital life degli italiani

Il digital è diventato una parte fondamentale delle nostre vite, tanto da farci coniare il termine “digital life”.

Ma a che livello di digitalizzazione siamo in Italia? I nostri concittadini sono pronti a questa rivoluzione? Come la vivono?

Scopriamolo insieme.

Digital life in numeri

Cominciamo ad analizzare lo status della digital life in Italia da alcuni dati.

Secondo il report di Censis sulla «Digital Life degli Italiani» la maggioranza degli italiani si relaziona quotidianamente con il digitale senza difficoltà.

ecommerce Il 90,3% degli utenti di dispositivi digitali ha device adeguati alle proprie esigenze e il 69,4% degli utenti si sente sicuro quando è online.

Tra le attività più svolte in tutta sicurezza ci sono pagamenti online, gestione delle bollette o altre operazioni delicate che gli italiani fanno senza problemi al pc.

Il dato positivo che emerge è una fiducia via via crescente nei confronti della tecnologia.

Si ritiene lo smartphone (o altri device) come una parte integrante e fondamentale della vita quotidiana (sia lavorativa che privata) della maggioranza degli italiani intervistati.

Il rapporto mostra come l’utilizzo dei device digitali non migliora solo la vita individuale, ma anche la fiducia che gli italiani ripongono nelle istituzioni pubbliche.

Sempre più italiani ritengono che una maggiore digitalizzazione a livello nazionale ridurrebbe i tempi della burocrazia della Pubblica Amministrazione.

Questi sono dati incoraggianti per il settore tecnologico, in particolare quello dell’Insurtech.

La maggiore fiducia nel digitale da parte della collettività permetterebbe una penetrazione maggiore nel mercato assicurativo esistente con soluzioni digitali e tecnologiche atte a migliorare la vita quotidiana.

 

Digital life e protezione dei dati 

Con l ‘avvento dell’era digitale i dati sono diventati un asset fondamentale.

data privacyNon c’è dubbio che le tecnologie digitali siano in grado di apportare immensi benefici in molteplici settori. 

Tuttavia, per funzionare, questi sistemi hanno bisogno di processare massivamente i dati relativi ad un numero molto elevato di soggetti: sono proprio le informazioni in relazione alle persone, alle loro vite e alle loro abitudini ad essere oggi il vero motore del progresso e dell’innovazione.

Questo fattore comporta però un grande peso per l’ambiente: basti pensare alla quantità di energia che consumano i computer dei big data per contenere appunto raccolte massive di informazioni.

Il discorso dati ha un impatto fondamentale anche sulla persona: quanto ci sentiamo al sicuro ad essere tracciati da cookies e a lasciare le nostre informazioni sensibili online?

Per fortuna la legge dopo lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica diventa sempre più dura e il controllo è maggiore.

Il consiglio che vi diamo è quello di rifiutare lì dove possibile i cookies di terze parti e di inserire i vostri dati con saggezza, ovvero leggendo sempre le condizioni e i moduli d’uso di qualsiasi sito, anche di quello apparentemente più sicuro.

Digital life: quale è stato il fattore scatenante?

Per quanto riguarda il fattore scatenante di questa digitalizzazione nel nostro paese degli ultimi tempi, le cause sono da ricercare nella pandemia.

La pandemia ci ha portato notevoli disagi e disturbi.

Ma il Covid ha rappresentato l’inizio di una digitalizazzione più forte, scatenando una necessità di fatto latente: quella di imparare a sfruttare al meglio gli strumenti del digitale.

Non potendo avere un contatto diretto abbiamo imparato a scaricare le app per ordinare cibo, abbiamo sfruttato il pc per pagare un bollettino e, dato super importante, abbiamo iniziato a fidarci dell’acquisto online non potendolo fare fisico.

Sono moltissime le PMI che durante e dopo il primo lockdown hanno scelto di aprire un ecommerce per migliorare le proprie vendite

 

La DAD: la digital life insoddisfacente per gli studenti italiani

Se abbiamo parlato dell’effetto positivo della pandemia sulla digital life degli italiani, dobbiamo mettere in campo anche un aspetto molto negativo.

dadA soffrire l’ancora scarsa digitalizzazione dell’Italia sono stati gli studenti italiani costretti a fare smart school.

I dati in questo senso non sono stati confortanti in quanto c’è stata una decrescita nella media dei voti e sono state molte le difficoltà delle famiglie.

Se è vero che in ogni casa ormai c’è un computer, questo non si è dimostrato sufficiente per le famiglie con più di un figlio in Dad.

Se però pensiamo in grande e vogliamo vedere i dati positivi, sono stati sicuramente questi a prevalere e la digitalizzazione del nostro paese è ormai un argomento caldo e un cambiamento in corso.

Dobbiamo solo fidarci della “Digital Life” e lasciarci trasportare dall’onda del progresso.

italiani e pensione

Italiani e pensione: siamo risparmiatori con scarsa attitudine alla pianificazione

Come si comportano gli Italiani di fronte alla pensione? Sono ben informati? Oppure rincorrono le metodologie di risparmio senza conoscerle a fondo?

Vediamo subito come si comportano i nostri concittadini di fronte ad un argomento così importante e ad un tema incredibilmente caldo.

Facciamo una piccola premessa: le conoscenze del settore sono insufficienti e c’è scarsa pianificazione finanziaria.

L’italiano mediamente affronta in maniera impreparata la previdenza.  

A renderlo noto è un recente sondaggio di Moneyfarm.

L’azienda in collaborazione con Progetica, nell’ambito di un progetto di ricerca dedicato alla previdenza in Italia, ha riscontrato questa mancanza del nostro paese.

Assegno minimo di 800 euro: quanto pensano di ricevere gli italiani in pensione

Moneyfarm e Progetica hanno chiesto agli italiani quali e quanti sono i fattori che possono determinare l’importo dell’assegno pensionistico.

Non conoscere o conoscere solo parzialmente questi elementi è infatti un grande fattore di rischio.

Questa scarsa conoscenza potrebbe portare i futuri pensionati italiani a scontrarsi con una dura realtà. 

Senza la giusta preparazione potrebbero stupirsi di ricevere un assegno significativamente inferiore alle proprie aspettative. 

piano pensionistico

Italiani in pensione: le statistiche dell’intervista

La maggior parte degli intervistati stima che la propria pensione pubblica andrà da un minimo di 800 euro a un massimo di 3.000 euro.

Solo il 12% stima che ammonterà a 1.200 euro. 

Quest’ultimo importo in particolare a oggi, coincide con la pensione media nel nostro Paese ma che, con tutta probabilità, in futuro potrebbe essere solo un miraggio. 

Dal sondaggio inoltre emerge che soltanto il 4% conosce tutti i fattori che impattano sull’importo dell’assegno pensionistico.

pensioni e seniorityTra questi troviamo anzianità contributiva (il numero di anni lavorati), stipendio, aumento della speranza di vita, andamento del PIL e tipo di lavoro.

Venendo ai singoli fattori, più dell’80% degli italiani intervistati prossimi alla pensione conosce l’impatto dello stipendio (80,7%) e dell’anzianità contributiva (81,1%) sugli importi.

Inoltre soltanto 1 su 3 (34,4%) sa che l’aumento della speranza di vita avrà un effetto diretto sull’assegno pensionistico. 

Il concetto di per sé sarebbe intuitivo.

Ovvero più cresce la speranza di vita, minore sarà l’importo dell’assegno perché i contributi versati dovranno essere sufficienti per un maggior numero di anni. 

Soltanto 1 italiano su 4 (25,6%) sa che anche il PIL avrà un impatto sull’assegno pensionistico.

Al diminuire del PIL nazionale infatti diminuirà l’assegno pensionistico. 

Ancora, soltanto 1 su 5 (20,5%) sa che il tipo di lavoro che svolge, e il relativo regime contributivo, avrà un effetto. 

Solo il 4% degli italiani intervistati non ancora in pensione è consapevole del fatto che tutti questi fattori avranno un impatto sull’assegno pensionistico.

Riflessioni conclusive 

giovani e pensioneDegno di nota, inoltre, è il fatto che solo 1 persona su 3 (30%) ritiene che i mercati siano un alleato importante per fare un piano di previdenza integrativa, tanto più raccomandabile quanto più tempo manca alla pensione.

Neppure i giovani dimostrano grande consapevolezza su questo punto e si fermano al 31,4% (18-29 anni) e al 35,3% (30-39 anni) come abbiamo spiegato in un articolo precedente.

L’altro nodo da sciogliere per una pianificazione del futuro ottimale riguarda la conoscenza relativa ai fondi pensione e ai piani individuali pensionistici.

Rispettivamente il 55% e il 52% degli intervistati ignorano che TFR e contributo datoriale sono due strumenti fondamentali a supporto di un piano di previdenza integrativa.

Dunque è bene informarsi preventivamente e in caso richiedere consulenze esterne lì dove necessarie

karate per tutti

Karate: molto più che uno sport, un’arte

Il Karate è una delle arti marziali provenienti dal Giappone più diffuse al mondo. 

È prima un’arte vera e propria e poi uno sport, il che significa che influisce in modo globale su chi lo pratica, non solo da un punto di vista fisico.

Si tratta infatti di un’attività completa, come vedremo più avanti, oltre che una vera e propria filosofia di vita. 

 

Karate: tanti benefici per un solo sport

karateIl Karate offre numerosi benefici per chiunque lo pratichi:

– l’allenamento non è soltanto fisico, ma anche mentale e spirituale, offre benefici tali che migliorano la vita di ogni giorno;

-il Karate aumenta il potere decisionale;

– aiuta a controllare il peso ed il livello di resistenza, a sviluppare un corpo forte, muscoloso e tonico;

-il Karate aiuta ad acquisire tecniche di autodifesa e sviluppa la capacità di agire sotto stress, aumentare la fiducia nelle proprie capacità, abilità di leadership e la calma mentale;

– la frequentazione del “dōjō” permette di incontrare nuovi amici, godere di un’atmosfera positiva che contribuirà ad instaurare uno stato di benessere superiore.

Il Karate: uno sport completo

Dal punto di vista della formazione fisica il Karate, tramite l’impiego di tutti e quattro gli arti principali e un’infinita varietà di posture e schemi motori, risulta una delle pratiche sportive più complete.

La pratica di questa disciplina, inoltre, contribuisce ad irrobustire la struttura ossea, articolare e muscolare.

È un eccellente esercizio per la coordinazione.

Inoltre insegna e sviluppa la respirazione diaframmatica (naturale), sviluppa un’eccezionale prontezza di reazione e un grado elevato di attenzione agli stimoli esterni.

Inoltre fa crescere in chi lo pratica il rispetto per gli altri e per il mondo che ci circonda, oltre a  grande autocontrollo ed equilibrio psicofisico. karate e respirazione

Cosa migliorare con il Karate

Il Karate, come la corsa, è adatto a tutti proprio per la sua versatilità, serve a migliorare e perfezionare qualità fisiche: agilità, tenacia, flessibilità, capacità di reazione e di coordinazione e senso dell’equilibrio in modo ottimale.

Rappresenta anche un buon addestramento al portamento, grazie soprattutto all’elasticità dei movimenti sempre in esatto accordo con la respirazione, che si devono  eseguire con giusto equilibrio. 

Inoltre, questa disciplina viene utilizzata anche da esperti medici per le sue caratteristiche terapeutiche.

Il Karate aiuta infatti a sviluppare autocontrollo del corpo e della mente.

I miglioramenti che porta il Karate

I vari aspetti del Karate possono essere sintetizzati nei seguenti aspetti.

Aspetto motorio 

Gambe e braccia vengono usate per sferrare calci e colpi con un’esattezza calcolata al millimetro durante i rapidi ed energici movimenti di tutto il corpo.

L’apprendimento di queste tecniche complesse richiede processi di miglioramento fisico-motorio molteplici. 

Perfeziona inoltre tenacia,  riflessione e senso dell’equilibrio.

Aspetto sociale 

Le lezioni avvengono in gruppo. karate per bambiniLe tecniche di base vengono continuamente esercitate al fine di migliorare l’esattezza, la rapidità e l’energia dei movimenti.

Questa pratica collettiva produce un senso di solidarietà ed opera, proprio per questo motivo, contro il sentimento di concorrenza.

Sin dai primi esercizi di attacco e difesa con un partner si è addestrati ad intuire il pensiero del compagno così da migliorare le proprie azioni di difesa.

Inoltre se praticato da piccoli aiuta molto la socialità. È dimostrato che all’interno di un dojo, sebbene come sport si pratichi individualmente, ci si senta parte di qualcosa di più grande e ci si aiuta gli uni con gli altri per imparare tecniche nuove.

 

 

Aspetto etico 

Proprio a causa delle varie tecniche che si insegnano nel Karate, ognuno ha una grande responsabilità nei riguardi del proprio partner sportivo e nei confronti della società.

La filosofia che caratterizza il Karate e le altre arti marziali può essere riassunta come segue: tutti coloro che sono veramente forti non hanno bisogno di dimostrarlo con la violenza  o con un comportamento aggressivo.

Il karateka ha quindi un suo stile di vita, il “dojo kun”, che lo accompagna in ogni momento.

Che dici? Ti è venuta voglia di provare questo sport? Siamo sicuri di si.

fiscalità complementare

Previdenza complementare: quanto ne sanno le nuove generazioni?

Si parla sempre più spesso di previdenza complementare, ma siamo sicuri che le nuove generazioni dai millennials alla gen z siano in grado di comprendere a fondo di cosa si tratta?

Vediamolo insieme nel nostro articolo.

Previdenza complementare nel panorama attuale

Negli ultimi anni qualche passo avanti è stato fatto sul fronte degli accantonamenti previdenziali, anche se la strada da percorrere è ancora lunga. 

Quando viene chiesto alle persone se abbiano pensato alla previdenza complementare la risposta è spesso un no secco. 

Questo vale soprattutto e sfortunatamente per le generazioni più giovani. 

Questa situazione è problematica nell’immediato dovendo rinunciare a grandi benefici fiscali. 

Lo Stato permette infatti di dedurre in pieno l’accantonamento pensionistico dal proprio reddito, fino alla cifra annua di 5164 euro. 

Un cliente che decida di accantonare 2000 euro sul proprio fondo pensione come strumento di previdenza complementare avrà un beneficio pari alla sua aliquota Irpef.

Così, se la sua aliquota è del 33% il beneficio è pari a 660 euro su 2000: una cifra da non sottovalutare.

Questo vale per lo strumento principe della previdenza complementare, il fondo pensione, ma ci sono anche altre soluzioni.

 

Previdenza complementare:  come colmare il gap reddituale?

È necessario attuare strategie per integrare la nostra pensione pubblica, perché gli assegni previdenziali degli attuali lavoratori, che si ritireranno dal lavoro tra 15-20 anni, saranno calcolati esclusivamente con il sistema contributivo.

Quest’ultimo ha un coefficiente di conversione che va dal 50% al 70% del proprio reddito.

previdenza complementareNella migliore delle ipotesi quindi, se andiamo in pensione con il 70% del nostro reddito da lavoro, dovremo colmare un gap del 30%. 

Bisogna quindi cominciare a pensare presto alla previdenza complementare e a prendere provvedimenti da subito.

È bene anticipare i tempi e muoversi prima di andare in pensione.

Esistono tanti modi per farlo:

  • 1 accantonando delle somme, creando un patrimonio che genererà un’integrazione pensionistica futura.
  • 2 ricorrendo al fondo pensione.

Il suggerimento è di accantonare piccole somme a partire da subito, anziché ritrovarsi a dover mettere da parte cifre più consistenti più avanti con l’età, quando si è già a ridosso della pensione.

Spingersi troppo oltre con i tempi diventa decisamente più impegnativo.

 

Previdenza complementare e TFR

Per quanto riguarda il TFR (Trattamento di fine rapporto con un’azienda), la migliore destinazione è il fondo pensione.

tfrPer gestire al meglio la previdenza complementare, i lavoratori dipendenti possono inoltre scegliere di accantonare il proprio Tfr su varie tipologie di fondo pensione.

Quest’ultimo può essere anche di categoria. In questo caso c’è la possibilità, grazie ad accordi sindacali, che il dipendente possa versare in autonomia anche una percentuale dello stipendio, così come anche la società verserà una percentuale. 

Non va poi tralasciato il fatto che la redditività del Tfr, se viene trattenuto in azienda, è molto più bassa rispetto a quella del piano finanziario.

Inoltre anche chi decide di versare il Tfr all’Inps deve considerare che la redditività di questi accantonamenti è pari alla media biennale del Pil italiano.

 

I vantaggi del fondo di previdenza complementare

Scegliendo un fondo pensione privato il cliente può invece decidere di investire il proprio Tfr creandosi un profilo su misura. 

Un ragazzo di 25 anni dovrà fare sicuramente scelte diverse rispetto a chi è a 5 anni dalla pensione, perché ha un orizzonte temporale più lungo. 

In questo caso sarà quindi più indicato inserire una percentuale azionaria più elevata rispetto a quella di chi è prossimo alla pensione, e deve di conseguenza fare scelte improntate a una maggiore prudenza. 

Il vantaggio, rispetto a chi decide di lasciare il Tfr in azienda o di versarlo all’Inps, è appunto la personalizzazione del piano pensionistico. 

Ma non è finita qui: con un fondo pensione privato il cliente non è soggetto al rischio che l’azienda per cui lavora possa fallire. 

Inoltre, va tenuto sempre presente che il fondo pensione è l’unico strumento impignorabile e insequestrabile.

 

Riscattare è possibile, ma attenzione a toccare il salvadanaio

Le cifre accumulate tramite i fondi di previdenza complementare possono essere riscattate fino al 75%, ma solo per gravi motivi di salute.

previdenza complementareSi possono riscattare anche dopo otto anni per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa, mentre sempre dopo otto anni si può recuperare il 30% senza dover fornire giustificazioni. 

Se ci sono seri problemi è un’opzione da considerare, ma il consiglio è sempre di dimenticare le somme accantonate per la previdenza complementare. 

L’invito è di cominciare invece il prima possibile, con piccoli accantonamenti mensili che porteranno il cliente a creare il proprio salvadanaio e a non toccarlo salvo casi di estrema necessità.

Ai clienti suggeriamo invece di andare dal proprio commercialista o CAF di riferimento per avere una visione chiara del margine di risparmio e calcolare quindi la somma ideale da accantonare per la previdenza complementare.

Sulla base di queste riflessioni è possibile poi capire al meglio qual è il gap da colmare. 

In seguito rivolgetevi al vostro consulente finanziario, che sulla base di queste informazioni creerà uno strumento su misura rispetto alla durata, ai tempi di realizzazione della rendita pensionistica integrativa, ai benefici fiscali e alla personalizzazione dell’investimento in base al profilo di rischio, corretto per il progetto che l’assistito intende realizzare.

 

 

Articolo di Mariano Rocchi, consulente patrimoniale e group manager

Redazione Wall Street Italia